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Il fallimento delle auto elettriche

Non le vuole nessuno,eppure continuano a spingerle come se fossero la salvezza del mondo mentre la poverta industriale e sociale è alle porte

Il miraggio elettrico: perché la transizione forzata rischia di frenare l'industria e l'economia

 

Il mondo dell'automotive sta vivendo una delle sue trasformazioni più radicali, spinto da una spinta politica e ambientale verso l'elettrificazione. Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli e, per alcuni osservatori, la transizione forzata verso i veicoli elettrici (EV) sta rivelando i suoi limiti, sollevando seri dubbi sulla sua sostenibilità economica e industriale. L'idea che il futuro sia esclusivamente elettrico, imposta dall'alto senza una neutralità tecnologica, rischia di rivelarsi un fallimento con pesanti ripercussioni sull'intera filiera.

 

I segnali di una crisi in atto

 

Nonostante i dati di crescita delle vendite in alcuni mercati e per specifici modelli a basso costo, le difficoltà non mancano. Il fallimento di aziende come Fisker o le ingenti perdite registrate da colossi come Ford nel segmento EV, evidenziano che la semplice volontà politica non è sufficiente a creare un mercato solido. Il mercato stesso, con la sua domanda ancora tiepida, sta confermando i dubbi che per anni sono stati sollevati da analisti e addetti ai lavori.

Le ragioni principali di questa difficoltà sono molteplici e interconnesse:

Costi elevati e scarso appeal per il consumatore: Il prezzo d'acquisto di un'auto elettrica rimane un ostacolo insormontabile per la maggior parte dei consumatori. Questo, unito a dubbi persistenti su autonomia, tempi di ricarica e valore di rivendita (il deprezzamento è spesso più rapido rispetto alle auto a motore termico), frena l'adozione su larga scala.

Infrastruttura di ricarica inadeguata: Sebbene il numero di colonnine di ricarica sia in crescita, la loro distribuzione è spesso disomogenea e la loro efficienza non sempre garantita. Problemi di gestione, burocrazia e connessione alla rete elettrica rendono un'esperienza che dovrebbe essere semplice e veloce, spesso frustrante e complicata. La mancanza di un'infrastruttura capillare e affidabile mina la fiducia dei potenziali acquirenti.

Problemi di produzione e filiera: La transizione verso l'elettrico non è una semplice sostituzione di un motore. Richiede investimenti colossali in nuove fabbriche, nuove tecnologie e la riqualificazione di una forza lavoro specializzata nel motore a combustione interna. Molti produttori si sono mossi con eccessivo entusiasmo, sottovalutando i costi e le complessità industriali, con il rischio di perdite ingenti e di una crisi occupazionale.

 

Le ripercussioni economiche

 

Un fallimento su larga scala della transizione elettrica avrebbe conseguenze economiche devastanti, soprattutto in un continente come l'Europa che ha legato il suo futuro industriale a questa tecnologia.

Crisi del settore automobilistico europeo: L'industria dell'auto è un pilastro delle economie europee, con una vasta rete di fornitori e subfornitori. Se la domanda di EV non decolla come previsto, le case automobilistiche europee si troveranno in una posizione di svantaggio competitivo. La loro strategia aggressiva sull'elettrico le ha rese vulnerabili di fronte a concorrenti, in particolare cinesi, che possono contare su costi di produzione inferiori e su una catena di approvvigionamento più efficiente. Si rischia la chiusura di stabilimenti, licenziamenti di massa e il crollo della competitività.

Perdita di posti di lavoro: La produzione di un'auto elettrica richiede meno manodopera rispetto a un'auto tradizionale. Senza una strategia efficace di riqualificazione e senza una domanda sufficiente a sostenere la produzione, si prospetta una perdita significativa di posti di lavoro non solo nelle case automobilistiche, ma lungo tutta la filiera, dai fornitori di componenti ai rivenditori.

Investimenti a rischio: Le ingenti somme di denaro investite in ricerca e sviluppo, in nuove fabbriche di batterie e in infrastrutture di ricarica potrebbero rivelarsi un buco nell'acqua, con conseguenze dirette sui bilanci aziendali e sulle finanze pubbliche. L'imposizione di un'unica via tecnologica ha impedito di esplorare e investire in altre soluzioni, come i carburanti sintetici o l'idrogeno, che avrebbero potuto garantire una transizione più graduale e meno traumatica.

In conclusione, la transizione verso l'auto elettrica non è un percorso senza rischi. Le difficoltà di mercato, le carenze infrastrutturali e i costi industriali elevati rappresentano una minaccia concreta. Ignorare questi segnali e persistere in una visione dogmatica e miope potrebbe non solo compromettere il raggiungimento degli obiettivi ambientali, ma anche innescare una profonda crisi economica che andrebbe a colpire il cuore pulsante dell'industria europea.

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