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L’Europa del "No": Perché nella UE l'Auto Elettrica non Ingrana e migliaia di posti lavoro persi 

Il disastro europeo ,auto elettrica che nonostante le imposizioni non decolla e migliaia di posti di lavoro persi con i pagliacci di Bruxelles 

le auto elettriche non decollano i pagliacci di bruxelles

2021 michele caputo 
 

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Mentre i palazzi della politica europea  (i pagliacci)spingono verso il 2035, il mercato reale sta mandando un segnale opposto. Nel 2025, la "locomotiva" europea e i suoi vicini più ricchi hanno tirato il freno a mano. La luna di miele con l'elettrico è finita, e le ragioni sono più concrete che ideologiche.

 

1. Germania: Il crollo del mito e il ritorno degli incentivi "disperati"

La Germania è il caso più emblematico. Dopo aver eliminato bruscamente i sussidi a fine 2023, le vendite di elettriche sono letteralmente crollate (con punte del -27%).

La situazione oggi: A fine 2025, il governo ha dovuto fare marcia indietro, stanziando d'urgenza 3 miliardi di euro per nuovi incentivi destinati alle famiglie.

 

Il sentimento: I tedeschi sono tornati a comprare massicciamente diesel e benzina, preoccupati per la tenuta del valore dell'usato elettrico e per la crisi dei propri marchi nazionali (Volkswagen e Mercedes in primis).

2. Lussemburgo: Dove il lusso è ancora termico

Nonostante sia il paese con più stazioni di ricarica per chilometro, i lussemburghesi stanno voltando le spalle alle batterie.

 

I dati: Le immatricolazioni di elettriche pure sono calate drasticamente tra settembre e ottobre 2025 (da oltre 1.200 a circa 900 unità mensili).

 

Il paradosso: In un paese dove si macinano chilometri per superare i confini ogni giorno, l'automobilista preferisce la sicurezza di un SUV ibrido o benzina di alta gamma. L'elettrico è percepito come una "seconda auto" o un'imposizione del leasing aziendale, non come una scelta del privato.

 

3. Francia e Belgio: La riscossa dell'Ibrido (benzina camuffata)

In Francia e Belgio, il 2025 ha consacrato il trionfo delle Full Hybrid (HEV).

 

Francia: Le vendite di auto ibride sono volate a quasi il 45% del mercato, a scapito delle elettriche che restano piantate al 17%. Il messaggio dei francesi è chiaro: vogliamo risparmiare carburante, ma non vogliamo lo stress della spina.

 

Belgio: Qui la resistenza è fiscale. Molte aziende hanno smesso di ordinare elettriche pure perché i costi di gestione e l'incertezza tecnologica superano i benefici fiscali. Il diesel, seppur in calo, resiste nelle flotte che percorrono lunghe distanze.

4. Le 3 ragioni del "Grande Rifiuto"

 

Perché queste quattro nazioni, le più ricche d'Europa, non vogliono le elettriche?

Valore Residuo: Chi compra un'auto oggi teme che tra 3 anni l'elettrica valga la metà di una benzina a causa della rapida evoluzione delle batterie.

 

Fine dei Privilegi: I parcheggi gratis e le corsie preferenziali stanno scomparendo; l'auto elettrica sta diventando "un'auto normale" ma più costosa.

 

Affidabilità nei Viaggi: Il cuore dell'Europa è fatto di spostamenti transfrontalieri. La rete di ricarica, per quanto densa, non garantisce ancora la fluidità di un pieno di benzina in 3 minuti.

 

Conclusione: Il 16 dicembre 2025 rimarrà una data storica: l'UE ha ufficialmente "ammorbidito" lo stop ai motori termici per il 2035, aprendo ai biocarburanti ed e-fuel. È la resa alla realtà: i cittadini di Germania, Lussemburgo, Francia e Belgio hanno votato con il portafoglio, e hanno scelto il pistone.

settore automotive europa 100.000 posti di lavoro persi con i pagliacci di Bruxelles

Il "Massacro" Silenzioso: Oltre 100.000 Posti Persi nell'Indifferenza dei pagliacci  di Bruxelles

 

Dietro ogni statistica sulle vendite di auto elettriche ci sono famiglie che perdono il reddito. Il 2024 e il 2025 saranno ricordati come gli anni in cui l'industria automobilistica europea ha iniziato a smantellare decenni di storia manifatturiera.

1. La "Caduta degli Dei" in Germania

Il simbolo del fallimento della politica UE è la Volkswagen. Per la prima volta in 87 anni, il colosso di Wolfsburg ha iniziato a chiudere stabilimenti in patria.

Dresda: Il 16 dicembre 2025 la famosa "Fabbrica di Vetro" ha chiuso definitivamente i battenti.

Il bilancio: Solo VW prevede di tagliare 35.000 posti di lavoro entro il 2030. Le rassicurazioni della politica tedesca non hanno potuto nulla contro la realtà di un mercato (quello elettrico) che non genera i margini necessari a pagare gli stipendi europei.

2. L'effetto domino sull'indotto (Componentistica)

Se le case automobilistiche piangono, i fornitori sono in terapia intensiva. Aziende storiche come Bosch, Continental, Michelin e ZF hanno annunciato tagli pesantissimi.

Nel solo 2024, i fornitori europei hanno tagliato 30.000 posti, il doppio rispetto all'anno precedente.

Il problema è tecnico: un motore elettrico ha circa il 60% in meno di componenti rispetto a uno termico. Chi produceva pistoni, valvole, iniettori e sistemi di scarico in Francia, Belgio o Italia sta chiudendo perché la politica ha deciso, per legge, che il loro lavoro è "obsoleto".

3. La miopia della politica UE

L'accusa mossa dai sindacati e dai lavoratori è chiara: la Commissione Europea ha fissato scadenze (2035) senza un piano industriale per proteggere i lavoratori.

Concorrenza sleale: Mentre l'UE imponeva standard costosi, ha lasciato la porta aperta alla Cina, che produce elettriche a metà prezzo grazie a sussidi statali e costi energetici bassissimi.

Mancata riconversione: La promessa che "i posti persi nel termico saranno recuperati nelle fabbriche di batterie" si è rivelata una menzogna. Le Gigafactory sono altamente automatizzate e richiedono un decimo della manodopera, e molte di queste fabbriche (come quelle di Northvolt) sono oggi in crisi finanziaria o ritardano l'apertura.

4. Una crisi geografica e sociale

Francia e Belgio: Qui il declino è strutturale. Stabilimenti storici vengono ridimensionati ogni mese.

Italia: L'allarme è per circa 70.000 posti a rischio nell'indotto, con la produzione nazionale ai minimi storici.

Lussemburgo: Anche se non ha fabbriche di auto, l'intero settore dei servizi e delle officine specializzate sta subendo un colpo durissimo, con meno bisogno di manutenzione e un usato che non circola più.

L'opinione dei lavoratori: Nei piazzali delle fabbriche la rabbia è alle stelle. Il sentimento comune è che la politica abbia scelto di salvare l'ambiente "sulla carta" distruggendo la spina dorsale economica dell'Europa, consegnando le chiavi del nostro mercato alla Cina.

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L opinione di Michael autogermania,le nostre impressioni 

L'elettrico non decolla, non funziona e il mercato non lo vuole. Stiamo assistendo alla chiusura di fabbriche e a un intero indotto che rischia il collasso, con migliaia di lavoratori che perdono il posto nell'indifferenza delle (diciamo) istituzioni di Bruxelles.

Vogliamo precisare la nostra opinione: Michael Autogermania non è contro l'alimentazione elettrica in sé, ma contro un sistema che non torna e contro imposizioni dettate da concetti che vanno contro gli interessi dei cittadini europei.

La legge del mercato: chi paga decide

Il concetto primario è semplice: da sempre è il mercato a fare la richiesta. Chi paga deve poter decidere; la politica non può imporre regole che vanno "contro natura".

Per capire meglio, basta guardare al passato:

Anni '80: La maggior parte delle auto era a benzina. I motori diesel esistevano già, ma nessuno li comprava perché erano rumorosi e lenti.

L'avvento del Turbo: Con l'introduzione della turbina, tutto è cambiato. Il diesel è diventato brillante, silenzioso e rispettoso delle prestazioni.

Il sorpasso: In pochi anni, il diesel è diventato il motore più venduto. I distributori, che prima avevano una sola pompa di gasolio, si sono dovuti adeguare invertendo le proporzioni.

In quel contesto, il consumatore era libero di scegliere in base alle proprie esigenze. Questa è la regola d'oro del commercio: chi paga, decide.

I punti critici dell'elettrico oggi

Oggi, invece, organismi non eletti vogliono imporre regole che bloccano la produzione. Le auto elettriche non si vendono perché manca la convenienza e rimangono diversi nodi irrisolti:

Disagi di ricarica: Vi immaginate una città come Milano con un parco auto totalmente elettrico? La logistica sarebbe insostenibile.

Svalutazione record: Chi acquista un'auto elettrica oggi rischia di perdere migliaia di euro in pochissimo tempo al momento della rivendita dell'usato.

Conclusione

Non siamo contro l'evoluzione tecnologica, (se cosi vogliamo chiamarla)ma siamo contro chi detta regole scellerate senza cognizione di causa. L'auto elettrica deve essere una scelta per chi la desidera e la trova utile,l auto elettrica  non un obbligo imposto a chi non può permettersela o non la ritiene funzionale. 

 

staff Michael Autogermania

 

 

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